Ho visto cose

di Romolo Sticchi

  • Fonderie Riunite - Modena

    In quei giorni l’Italia era giovane. La guerra era finita da poco, il boom degli anni 60 non lo si sognava neppure e nemmeno c’erano i palazzoni della speculazione edilizia. Niente, in italia le fiamme si erano spente da poco e l’unica cosa che si trovava in abbondanza erano i sogni. Quelli di chi aveva combattuto per cambiare le cose.
    Quella mattina del nove gennaio del 50 Angelo Appiani era uscito di casa preoccupato. Aveva trent’anni, era stato partigiano, aveva combattuto i nazisti e aveva sognato un paese migliore. Adesso però il nemico era la crisi, un nemico che non vedi, che non basta fare gli agguati sui monti. Con la fine della guerra le Fonderie Riunite di Modena avevano perso moltissime forniture, Angelo faceva il meccanico, e ci credeva. Orsi, il titolare, erano tre anni che tirava la corda, aveva licenziato 120 persone, tutta Modena era scesa in piazza. Adesso la situazione era ancora più grave, il 5 dicembre Orsi aveva chiuso gli stabilimenti tra natale e capodanno aveva fatto affiggere dei manifesti in tutta la città: le Fonderie riapriranno il nove gennaio, ma, a sua completa discrezione, avrebbe riassunto solo 250 dipendenti dei 560 che erano in servizio. Punto.

    Angelo e tutti gli altri non ci stavano, i salari erano tra i più bassi in Europa e i prezzi continuavano a crescere.

    Loro da tempo chiedevano che si rispondesse alla crisi con un ammodernamento aziendale, ma la dirigenza continuava a cercare di risolvere con i licenziamenti.
    Quella mattina faceva freddo ma c’era il sole, in piazza davanti alle fonderie erano in ventimila.
    Le forze dell’ordine presidiavano il sito, posti di blocco ovunque, la tensione era nell’aria. Te ne accorgi quando stanno per scoppiare tafferugli, Angelo se ne accorse. A un certo punto alcuni operai tentarono di entrare nello stabilimento e iniziarono le cariche. E le fucilate.
    Quando tutto finì a terra rimasero i corpi di sei operai, c’era pure quello di Angelo, colpito da un proiettile proprio davanti ai cancelli delle fonderie.

    Sei morti, morti come quelli di Portella della Ginestra, come quelli di Chicago dopo la rivolta del 1886. Morti come tanti, per difendere il posto di lavoro, per l’orario minimo, per un salario dignitoso.

    Il Primo Maggio è la loro festa.

    Comments

    comments

  • 2 Commenti

    WP_Modern_Notepad
    • candida scrive:

      Bella narrativa, peccato che sia ancora molto attuale….con la differenza che oggi non si muore fisicamente per difendere il proprio lavoro, ma si muore ogni giorno nella dignità di fronte ai ricatti delle imprese, nella mortificazione di non poter garantire un minimo di stabilità alle proprie famiglie, nell’umiliazione di non poter esaudire una richiesta di un figlio. E’ stata tutta una grande illusione!!!

    • Carlo Enrico Leale scrive:

      CHE BELLO QUESTO RACCONTO, GRAZIE PER AVERCELO TRASMESSO

    Scrivi un commento

    Nota: La moderazion e dei commenti è attiva. Questo potrebbe ritardare la pubblicazione del commento.
  • Twitter

  • RSS

  • YouTube

  • Facebook

  • Podcast

  • Sondaggi

Foto Blogger

Category: