Ho visto cose

di Romolo Sticchi

  • Per chi suona la campana - Ingrid Bergman

    Quando le leggi così sono solo statistiche, numeri, cose che riguardano gli altri, non te. E allora sapere che i suicidi legati a motivi economici nel 2011 sono aumentati quasi del 25% ti fa pensare che è proprio vero, è una vergogna, così non si può andare avanti e cose del genere. Ma se guardo i numeri scopro che dall’inizio di quest’anno sono già 26 quelli che si sono uccisi o hanno tentato di farlo, sempre per questioni economiche. E non sono giocatori che si sono rovinati al casinò, no. Sono persone normali, normalissime. Pensionati, operai, imprenditori, elettricisti, muratori, infermieri, commercianti. Gente che ricca non era, ma non sapeva cosa fosse la povertà. Magari sono persone cresciute con la certezza che se lavori duro ce la fai, devi farcela. E invece no.
    Guardo quei numeri, quelle statistiche. Ogni “uno” che si somma ad un altro “uno” è il dramma di una persona che non ci crede più. Una singola storia che fino al gesto estremo non entrerà mai nel sommario di nessun giornale. Ci provo a immaginare cosa debba aver provato quella persona prima di decidere di farla finita, cosa debba aver pensato. Sì perchè io sono abituato a pensare al suicidio come ad un atto dettato dalla disperazione di un momento, quando uno è spinto da grandi sentimenti delusi, grandi passioni, cose che ti portano alla disperazione più nera, situazioni in cui basterebbe ragionare un attimo a mente fredda per capire che uccidersi non è la soluzione migliore.
    In questi casi però è diverso, mi sembra che oltre alla disperazione ci sia l’assenza di ogni speranza, la sensazione che le cose potranno andare solo peggio.
    E se provi a chiederti perchè, la risposta la trovi, sono le stesse cose che certe volte pensi anche tu:  la crisi,  le banche, ma sullo sfondo c’è altro e la verità è che quando smetti di credere a chi gestisce il Paese non credi più che sia possibile uscirne. C’entra la crisi della politica, le sue contraddizioni, i suoi scandali. Non si può liquidare tutto parlando di di economia, di cicli, di spread e di edge funds, di cose che nei discorsi di tanti sembrano calamità piovute dal cielo, una moderna edizione delle sette piaghe d’Egitto, qualcosa contro cui non si può far nulla e allora la cura inevitabilmente porta dei danni collaterali. Ma la cura dovrebbe dare la speranza della guarigione di un sistema malato, la speranza che i “medici”, in questo caso i partiti siano in grado di contenere il male e non farlo tornare più, invece quello che manca è la sensazione che ci sia la luce alla fine del tunnel e che la politica sia in grado di affrontare la situazione, insomma quei segnali che ti danno la forza per tirare avanti.

    Mi guardo intorno e segnali ce ne sono pochi, pochissimi, pure a cercarli con la lente d’ingrandimento.

    Questi suicidi non sono quelli di persone depresse o deluse. Sono persone che si sono ritrovate povere all’improvviso, senza sapere come si fa, persone che magari avevano dedicato la loro vita al lavoro perchè ci credevano, persone che erano abituate a guardare avanti, a fare sacrifici per la casa o per l’auto nuova, il lavoro per loro era un valore importante. Forse hanno pensato che tutte queste regole non valevano più,  che da questa povertà improvvisa non avrebbero più avuto modo di uscire perchè non la capivano, non avevano gli strumenti. Forse hanno avuto la certezza che nessuno li avrebbe  aiutati, nessuno avrebbe messo il Paese in condizione di generare ricchezze che avrebbero potuto condividere.
    Mi ricordo le foto del boom degli anni sessanta, quei visi poveri ma sorridenti, pieni di fiducia. Quei visi erano di persone che i nostri lussi se li sognavano, eppure erano pieni di entusiasmo, quello di chi sa che il suo lavoro vale qualcosa e prima o poi gli verrà riconosciuto da un Paese che vuole crescere.
    Questi suicidi mi fanno pensare a Hemingway, quando cita il poeta inglese John Donne e scrive:  “Nessun uomo è un’isola … La morte di qualsiasi uomo diminuisce anche me, perchè io partecipo dell’umanità; e perciò non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te”.

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  • Un commento

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    • stefano scrive:

      che dire, la citazione a Hemingway mi commuove come mi commuovono le storie che racconti, i terribili gesti del suicidio, ultima disperata azione per venir via dalla depressione, dalla sensazione di nullità. Bisogna riflettere in che cazzo di società viviamo. Vorrei anch’io citare se me lo permetti… i mitici CCCP il gruppo musiclae diceva ..: produci, consuma ,crepa.!

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