Ho visto cose

di Romolo Sticchi

  • quando il calcio si vedeva solo in foto

    Oggi parlo di calcio. Dell’inchiesta di Bari per essere precisi.

    Niente notizie, niente aggiornamenti. Solo pensieri, come quelli che mi sono venuti in mente quando ho pensato ai tifosi della curva, quelli che nell’anno della retrocessione dei galletti si sbracciavano dagli spalti per incoraggiare i loro idoli in campo.
    In un’intercettazione ambientale si racconta di Almiron che chiamava venduti alcuni compagni. Era infuriato il centrocampista.  Ed aveva ragione.
    Immagino i tifosi. A Bari conosco bene uno della curva, è un ottimo operatore tv, ragazzo eccezionale, grande professionista. Lui ogni domenica è allo stadio, la partita non la vede mai: è sempre spalle al campo, rivolto agli spalti per incitare i cori. Eppure è sempre lì quando il Bari gioca in casa, non c’è impegno di lavoro che tenga e, credetemi, lo so bene io che a Bari ho provato invano a contattarlo. In questi giorni non ho avuto il coraggio di chiamarlo, immagino come si senta, quanta delusione possa provare.
    Eccessivo? No. Non è eccessivo. Basta pensare al volto di quel tifoso del Napoli inquadrato in eurovisione che  singhiozzava come un bambino sugli spalti dello stadio del Chelsea dopo l’eliminazione dei partenopei. Sacrifici per quel biglietto, notti di viaggio, desiderio di far festa, ci sta che ci resti male. Ma quando scopri che il capitano di una squadra si è venduto il derby per trecentomila euro no, non ci sta. E cominci a pensare che forse anche altre volte è andata così, che magari non è solo il Bari. Che in fondo quando rifiutavi un invito per la partita, forse tua moglie aveva veramente ragione.

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